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  • Sender:Giannozzo Manetti
  • Place:Roma
  • Date:1454
  • Source:BMLF

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12 - Giannozzo Manetti a Vespasiano.
Roma, 17 gennaio 1456.

Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut. 90 sup. 30, ff. 18-19v.


Ed. Bandini, V, coll. 361-362; Fanfani, pp. 177-178; Frati, pp. 343-345; Cagni, pp. 133-135.

Firenze, Bibl. Medic. Laur., Plut. 90 sup. 30, ff. 17v-18r Messer Giannozo Manetti a Vespasiano salute.
Il primo et solo de' nostri ch'io avisassi come io m'ero achoncio colla Maestà del Re fusti tu, col quale io ho volentieri comunicato tutte le mie faccende di maggiore importanza; et chosì è mia intentione di perseverare per l'avenire, benché io sia absente, per la fede et charità che io ho sempre trovata in te. Et però mi dispiace che della lettera non fusse facto quel servigio che io desideravo. Pure, poi che tu l'hai avuta, ne sono contento.

Firenze, Bibl. Medic. Laur., Plut. 90 sup. 30, ff. 18v-19rIo attendo m'abbi serbato i libri di che ti richiesi, et chosì disidero che tu satisfacci ad una voglia che m'è venuta: d'avere e testi buoni colle chiose di ragione civile et canonica. Et però t'aviso che io gli vorrei buoni et colle chiose. Ma vorrei averne a piacere, et ho caro l'aviso mi dài d'averne de' buoni nell'una facultà et nell'altra, et spetialmente di Messer Valasco. Et pertanto circa a questa parte conchiudo che tu t'ingegni ch'io gli abbi per pregio ragionevole et con qualche piacere, di che ti resterò singularmente oblighato. Et anchora vorrei che tu mi trovassi un buono scriptore. Fallo, che te ne priego.
Io ebbi molto caro che Piero pigliassi sicurtà in me nel dare commissione che si comperassino que' due volumi et di Celso et dell'Epistole ad Atticum, et secondo mi paresse si paghasse il prezo, perché disidero compiacergli in qualunche cosa possibile. Et però incontanente che Giovanni Tornabuoni mi fece l'ambasciata per sua parte, andamo alla bottega di Giovanni et di Francesco cartolai, et trovamo che non haveva l'Epistole, ma sì el Cornelio, et era a vedere da chi ne dava ducati 18. Facemo si riebbe. Et non ne volendo meno che ducati 22, me n'achozai con Matteo Baroncegli che n'ha la cura di vendergli, et ridussilo a ducati 20 di camera, et così s'è comperato.

Firenze, Bibl. Medic. Laur., Plut. 90 sup. 30, ff. 19v-20r Et benché paia un poco caro, nientedimeno il volume e di qualità che gli è bello et buono et vagli. Et tanto cerchamo et tanto investigamo dell'Epistole, che noi le trovamo nelle mani d'Ambruogio Spannochia, che l'ha <a> pegno dall'Arcivescovo di Spalatro nipote che fu del Vicecancelliere; et non si possono vendere sanza sua licentia. Et benché di tutto et Giovanni et io n'avisiamo Piero, nientedimeno mi pare utile che tu gli riferisca quanto in questo capitolo si contiene.
A' piaceri tuoi. Che Christo di mal ti guardi.
In Roma, adì 17 di gennaio 1455.

  • Giannozzo Manetti

    Per il Manetti cfr. lettera 6.

  • "m'ero achoncio colla Maestà del Re"

    Il re che il Manetti menziona è Alfonso I d'Aragona (re di Napoli dal 1442 al 1458). In particolare si riferisce all'episodio che avvenne alla fine del 1455 e che determinò il trasferimento del Manetti stesso dalla corte pontificia a quella aragonese. Con la morte di Niccolò V, nel 1455, "il re Alfonso lo richiese che gli andassi a stare collui, che l'aveva in grandissima riputatione, sendo istato più volte ambasciatore a sua Maestà" (Vite, p. 96 [I, 100]). L'episodio è ricordato anche nella vita del Manetti (Vite, p. 500 [I, 532]).

  • "Valasco"

    Giurista portoghese, morto in Firenze, nel "monastero del Paradiso". Così si evince anche dalla sua biografia, inserita da Vespasiano nelle Vite (p. 645 [II, 83]). Da Vespasiano sappiamo che fu a Bologna, dove si dedicò a studi di diritto civile e canonico. Possiamo supporre che, alla morte del Velasco, Vespasiano abbia acquistato parte della sua biblioteca (una parte lo stesso Velasco l'aveva già venduta, cfr. Vite, pp. 649-650 [II, 87-88]). I testi di diritto passarono nella raccolta del Manetti. Così sostiene il Cagni che non sa quanti dei libri siano effettivamente passati alla biblioteca del Manetti ma, con certezza, ne indica due, cioè gli attuali vaticani Pal. lat. 622 (Decretum) e Pal. lat. 739 (Digestum vetus cum glossis). Cfr. Cagni, Vespasiano, p. 70 e 134.

  • "Piero"

    Piero de' Medici (cfr. lettera 17), che, assieme al fratello Giovanni, non condivideva l'antipatia del padre Cosimo nei confronti del Manetti (cfr. Commentario alla Vita di Giannozzo Manetti, in Vite, pp. 1105-1106 [II, 571-572]). Questa antipatia aveva condotto, nel 1454, all'allontanamento del Manetti, filoveneziano, da Firenze; proprio a causa della persecuzione di Cosimo, il Manetti partì infatti per un volontario esilio (cfr. Vite, pp. 497-498 [I, 529-530]).

  • "Giovanni Tornabuoni"

    Giovanni Tornabuoni fu uomo influente della Firenze medicea. La sorella Lucrezia fu moglie di Piero de' Medici e madre di Lorenzo il Magnifico.

  • "Giovanni ... Francesco cartolai"

    Giovanni e Francesco Fini, cartolai romani (cfr. anche lettera 11).

  • "Ambruogio Spannochia"

    Ambrogio Spannocchi, mecenate senese, fu tesoriere di Papa Pio II. Citato anche dal Poliziano nei suoi Detti piacevoli (11): “Ambrogio Spannocchi, ragionando con Lorenzo de’ Medici del governo de’ Sanesi, gli disse che essi vivono di miracoli”.

  • "Arcivescovo di Spalatro nipote che fu del Vicecancelliere"

    Lorenzo Sanne, o Zanni, fu eletto alla sede episcopale di Spalato, che tenne dal 5 giugno 1452 al 28 aprile 1473, quando fu trasferito alla sede di Treviso. Il Vicecancelliere, di cui lo si dice nipote, è il cardinal Francesco Condulmer, morto il 30 ottobre 1453 (cfr. Cagni, Vespasiano, p. 134, n. 3).