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  • Addressee:Pierfilippo Pandolfini
  • Place:Antella
  • Date:1480-1485
  • Source:ASF

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42 - Vespasiano a Pierfilippo Pandolfini.
Antella, [1480-1485].

Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, serie I, vol. 137, ff. 288-289v.


Ed. parziale Frizzi, pp. 87; Scipioni, pp. 90-91; ed. completa Cagni, pp. 178-180.

Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, serie I, vol. 137, f. 288r Pierfilippo, io ti scrissi d'agosto per altra mia, e quelo significharò ora a tte: ch'e pechati <che> fai non sono per ignoranza, ma per l'oposito. Ti ricordo che 'l vivere è dato da Dio per gratia, e la morte per pena di pechato. In tuti gl'uomini, come tu sai, questo naturale apetito di vivere, e per chonseguitare questo efetto è necesario farne ogni chosa.
Io non so donde in te si nascha tuto l'oposito in tute l'operationi tua, che questo desiderio pare che in te non solo sia istinto, ma morto, e di questo ce ne sono pruove infinite. In prima, del continovo ocupato i<n> mile fantasie, nele quali il dì e la notte mai non pe<n>ssi a altro, e pieno di mile farnetichi di roba, di stati, in forma tale che non solo hai un'ora di tempo vacua, ma tu non hai un momento. È necesario, questo corpo debole fragile inerme, aiuta<r>lo e no<n> gli porre tanta soma adosso <che> no<n> la possi portare e non ti lasci tra via: e potràti dolere alora di te, e none di lui; la faticha, tanta che la duri. Credo che il principale ogetto sia per onore e per l'utile; e quest'utile e onore lo volli non solo a tte, ma i tua figluoli, pe' quali grande parte di questo peso t'hanno fatto metere in su le spale. A tute queste cagioni dette di sopra per che tu t'afatichi è necesario il vivere, e questo non si può fare se tu non levi questi pesi di su gli omeri tua e po<n>gli a quegli che sono servi da natura e in chi non sono le dote sono in te, le quali l'hai aquistate con sudore e faticha; ed è da dolersi assai che chosì vilmente e per sì vil chosa elle si perdano in te, in el quale grandi frutti aspetava la patria la quale t'ha ingenerato: da tte, che vedi in quanta penuria ela ne sia venuta e ognindì va.

Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, serie I, vol. 137, f. 288vIo ora, per tornare donde mi sono partito, a vole<r>gli levare qualche peso di questi <che> ha, è necesario levarti da Firenze e venire qui in questo luogo ameno e dolce, dove boschi, monti degnisimi, fonti, torenti, rivi chiarisimi t'aspetano, e ti chiamano che tu none indugi più, che '1 tempo passa; gli alberi dichono che ti serbano le foglie, che tu venga inanzi le perda<no>. Qui <è> una chamera che t'aspetta, che sarà tua e mia, ed ha molte degne prerogative: l'una, che in quella non abergò mai pensiero ignuno che t'inpedisse non solo un'ora, ma uno momento; ècene un'altra, che è conservatrice dela vita e degli spiriti vitali: questa è che mai ci abergò donne, che sono la distruzione dela vita nostra. Eccene anchora un'altra, ch'è spetie ignuna d'animali che t'abino a inpedire il sonno, né zenzare, né simili; l'aria in forma tale, che ogni chorpo per debole e infermo che sia subito ripiglia le pristine forze.
E per darti qualche saggio o gusto d'alcuna di queste chose, ieri Bernardo Jachopi et io andamo in su' più alti monti di questi paesi, dove vedevamo tuto il Valdarno e infino a Pisa tuta la chanpagnia ispazata. Tuto questo è pieno di fonti amenisime, e in su la cima era un piano grandisimo dove trovamo pastori chon pechore. Di poi andamo apresso a un boscho, in una rottura d'un monte tuto pieno d'alberi intorno, e in questa rottura trovamo una chiesa, dove trovamo il prete; e subito acese un grande fuocho e, poste le tavole, aparechiò con tovaglie candidisime, e arechò bonisimi frutti e un vino vechio de' più solenni abbi beùto questo anno. E non ti dicho le chareze e le grate achoglienze ci fece! Montamo a chavalo circha a ore 22 esendo in su questo monte altisimo. Ala tornata ti chiamamo e Bernardo ed io infinite volte, detestando le pazie degl'uomini.
Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, serie I, vol. 137, f. 289rIscendemo questo monte; e di poi avemo isceso circha un mezo miglio o più, venimo a chasa un contadino dov'era una degnisima fonte con tavole di pietra. Vole facesimo colezione e non volemo d'uno vino solenisimo, che tuta questa montagnia n'era ferti<li>sima, non puoi andare in falo.
Partiti da chasa questo contadino, venimo a casa Localo, id est a casa Franciescho Nori, e quivi vedemo fonti, vivai e grandisime abondanze d'aque, orti pensili, chapele fatte di nuovo, muri fatti per forza chon grandisima magnificenza.
Partiti di quivi, venimo a chasa Galeotto Cei, ch'è dischosta circha un mezo miglio; e trovàmolo in su uno ameno prato apresso a un pozo, chola donna e i figluoli e la moglie d'Agostino Biliotti, i quali tutti ci feciono careze assai e volono che noi beesimo d'uno gentilisimo vino. A Galeotto non volemo, ma pigliamo licenza da lui e avemo lungo ragionamento de' fatti tua, facendo fermo proposito che tu venissi ora, aconciandosi il tempo e sendo buono già. Chiamato, pregato, exortato, vieni e none indugiare, che se gusti di questi soavi cibi dela vila, ogni altro cibo ti parrà amaro.
Vale. E questa lettera abbi cura per nula che le Capitudini no la vegano, acciò non abino invidia. E un'altra filicità è in questa chasa, che no<n> la tacerò: che qui non si g<i>uchò mai né g<i>ucherà a g<i>uocho ignuno: che non è da stima<r>la pocho. Iterum vale.
Ex nemoribus Antile, die 22 setembris.

Vespasiano

Firenze, Archivio di Stato, Carte Strozziane, serie I, vol. 137, f. 289v[a tergo]
<Claris>simo atque elo<quent>issimo Viro Pier<philip>po Pandolfini
In <Firenz>e
etc.

  • Lettera 42

    Autografo.
    Il Cagni sostiene che l'anno di composizione oscilli tra il 1480 e il 1485, cioè nel primo periodo di permanenza stabile dì Vespasiano all'Antella (cfr. Cagni, Vespasiano, p. 180, n. 1).

  • "Pier<philip>po Pandolfini""

    Per Pierfilippo Pandolfini cfr. lettera 38.

  • "tua figluoli"

    Giovanni Pandolini cfr. lettera 40.

  • "questo luogo ameno e dolce"

    Il riferimento è ovviamente all'Antella, residenza presso la quale Vespasiano, dal 1479, si ritirò, abbandonando definitivamente Firenze.